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lunedì 26 febbraio 2018

Le necropoli di Paracas: mutazioni genetiche


Non lontano dalla zona in cui sono visibili le linee di Nazca ci aspetta un sito archeologico di estremo interesse.
È la penisola di Paracas, celebre per le sue vaste necropoli.
All'interno di caverne sotterranee naturali e di camere mortuarie scavate in profondità, sono stati scoperti centinaia di fardos, cesti sacri contenenti mummie rannicchiate in posizione fetale, avvolti in diversi strati di mantis, teli funerari riccamente tessuti e ricamati.
Sebbene l'archeologia ufficiale attribuisca questi splendidi capolavori dell'arte tessile alle culture Parcas e Nazca, Cabrera, al contrario, è convinto che si tratti di esempi di ibridismo culturale, ovvero che siano un lascito della civiltà glittolitica.
Non a caso risulta evidente il contrasto qualitativo fra i mantos e gli altri oggetti funerari rinvenuti nelle medesime tombe: stupefacenti per fantasia iconografica, ricchezza simbologica e raffinatezza di esecuzione i primi; rozzi e primitivi i secondi.
L'attenzione di Cabrera fu catturata da alcune figure dei mantos, che illustrano gli stessi temi contenuti nelle incisioni su pietra, specialmente quella connesse con la serie dedicata alla biologia umana e animale e alla chirurgia dei trapianti di organi, compresi i trapianti di emisferi cerebrali.
Cabrera vanta una preparazione in materia, che gli ha consentito di decodificare i segni simbolici corrispondenti agli organi del corpo, su cui è possibile intervenire al fine di ottenere mutazioni genetiche.
Mediante l'esame comparato di alcune figure, e gli riuscì a comprendere il processo utilizzato per trasformare esseri quasi animaleschi in individui superiori, sviluppandone le facoltà intellettive attraverso il trapianto di codici relativi alla conoscenza.
L'intento di quei disegni così dettagliati era palese: gli uomini glittolitici volevano far sapere di aver compiuto una serie di operazioni volte a modificare la struttura cerebrale e l'aspetto corporeo di esseri appartenenti a specie diverse.
Poiché la civiltà glittolitica aveva previsto la catastrofe che lo avrebbe costretti a lasciare la Terra per trasferirsi su un altro pianeta, decise di affidare le sue conoscenze a quegli esseri fisicamente più idonei a sopportare un periodo di condizioni ambientali particolarmente avverse.
Tali creature, in sostanza, sarebbero diventate depositarie del loro sapere.
Tratto da "Enigmi, misteri e leggende di ogni tempo" di Stefano Mayorca

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